Dall’incontro promosso dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, i dati del ‘Rio country report’ sull’Italia, che analizza ogni anno i problemi e le politiche dei Paesi dell’Ue su ricerca e innovazione.

L’Italia pur dimostrando attraverso la Strategia Energetica Nazionale i buoni propositi presenta dati disarmanti.

A livello internazionale, l’Italia è tra i promotori di Mission Innovation, nata dalla COP21 per lanciare i progetti di frontiera cleantech e si è impegnata a raddoppiare entro il 2021 il valore delle risorse pubbliche dedicate agli investimenti in ricerca e sviluppo in ambito tecnologie clean energy.

Il percorso di progressiva transizione verso modelli energetici a ridotte emissioni richiede uno sforzo importante a sostegno dell’evoluzione tecnologica e per la ricerca e sviluppo di nuove tecnologie. La SEN 2017 vuole rafforzare l’impegno pubblico e creare le condizioni per attirare investimenti privati, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di soluzioni tecnologiche in grado di sostenere la transizione energetica a costi ragionevoli e offrendo opportunità di impresa e occupazione.

Tra gli obiettivi della SEN incrementare le risorse pubbliche per ricerca e sviluppo tecnologico in ambito clean energy  o raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico clean energy: da 222 Milioni nel 2013 a 444 Milioni nel 2021.

Ma I dati emersi dalla conferenza indicano che la spesa totale per ricerca e sviluppo in Italia è diminuita, passando da 22,1 miliardi di euro nel 2015, l’1.34% del Pil, a 21,6 miliardi del 2016, l’1.29% del Pil.

Si sta, quindi, allontanando l’obiettivo d’investire l’1,53% del Pil previsto dal programma di ricerca europeo ‘Horizon 2020’.

Le cifre mostrano inoltre come l’Italia sia indietro rispetto a Francia e Germania, dove le percentuali d’investimenti sono, rispettivamente, del 2,22% e del 2,94%.

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