Si torna a parlare di depuratori in Sicilia.
Nell’isola solo il 17,5% dei 438 impianti di trattamento delle acque reflue urbane sono a norma.
Una situazione che ha contribuito alla maxi multa imposta dalla Corte di Giustizia UE all’Italia per il mancato adeguamento delle reti fognarie e dei depuratori nelle aree urbane.

Giorni fa l’assessorato all’Energia della Regione Sicilia, aveva approvato una delibera per sbloccare centinaia di progetti sulla depurazione fermi per motivi burocratici e amministrativi.
Oggi arriva la nota dell’Ance Sicilia e la risposta dell’assessore al ramo.

“I soldi ci sono, ma tutto rimane fermo, siamo degni di una commedia di Camilleri” affermano dall’Ance che in una nota esprimono forte preoccupazione per il futuro dell’isola. In Sicilia l’unione di malaburocrazia e di schizofrenia politica ha partorito una situazione degna di una commedia di Camilleri che espone l’Italia alla berlina dell’Europa (e a pesanti multe) e mette a rischio l’intero settore turistico, uno dei pochi della nostra economia col segno positivo.
Sin dal 2012 l’Isola ha a disposizione, con la delibera Cipe numero 60 sull’ “Apq Rafforzato”, oltre 1,1 mld di euro per realizzare o mettere a norma gli impianti di depurazione delle acque reflue, ma da allora poco o nulla è stato fatto. Il massimo è l’avere adesso avviato l’iter per impegnare 400 milioni (il 45%), ma gli altri 700 milioni sono fermi”. 

L’Ance denuncia una fase di stallo che dura da 7 anni, nonostante le risorse finanziarie a disposizione e mare sempre più sporco.

“All’inizio ci vollero quattro anni per mettere a punto i primi progetti col metodo dell’appalto-concorso, ma la schizofrenia politica mise in atto il primo colpo di scena, col Codice degli appalti che abolì questo metodo senza prevedere una norma transitoria per il passato. Quindi, tutto da rifare. Il resto del copione lo ha scritto una rete di malaburocrazia che sembra nessuna legge o istituzione riesca a strappare. Infatti, nonostante vari commissariamenti, è stato impedito qualsiasi concreto passo in avanti. E neppure la nomina da parte del governo nazionale del commissario straordinario Enrico Rolle finora ha potuto snodare un borbonico intreccio di pasticci, errori ed equivoci che allunga la trama all’infinito.
Dalla ricognizione delle opere immediatamente cantierabili effettuata dall’Ance Sicilia a fine 2018, risulta che ad oggi solo 19 interventi, per 133 milioni di euro, siano arrivati alla fase del prossimo completamento della progettazione esecutiva. 
Inoltre nel 2017 e nel 2018 il commissario Rolle ha pubblicato gli avvisi di preinformazione per 45 gare di affidamento lavori da 439 milioni complessivi e per 26 gare di affidamento di servizi di ingegneria da 38 milioni in totale. 
Sollecitato lo scorso novembre da Ance Sicilia a fornire chiarimenti, dalle risposte del commissario si evince che delle 45 gare per lavori, solo 6 per 49 milioni sono in fase di espletamento e da aggiudicare; delle restanti 39, ci sono da aggiudicare 11 gare per progettazioni da 227 milioni, 16 gare di progettazione aggiudicate per 63 milioni, 8 interventi da 36 milioni per i quali si deve avviare la progettazione, 2 interventi da 41 milioni per i quali occorrono approfondimenti e altri 2, da 13 milioni, sui quali non sono state fornite indicazioni.
Quanto alle 26 gare di progettazione previste dall’avviso di preinformazione, solo 2 per 2 milioni risultano aggiudicate; delle altre 24, 8 gare per 18 milioni sono in corso di espletamento; per 12 interventi da 15 milioni deve essere avviata la progettazione; su 3 occorrono approfondimenti e su 1 non sono state fornite indicazioni.

“E’ scandaloso – osserva il presidente dell’Ance Sicilia, Santo Cutrone – avere in tasca 1,1 mld e spendere quasi nulla mentre l’Italia, a causa di questa assurda commedia siciliana, è costretta a pagare all’Ue pesanti multe per la mancata depurazione. E’ evidente a tutti noi che il mare comincia ad essere sporco ovunque e che prima o poi il turismo ne risentirà. Ogni anno – dichiara Cutrone – abbiamo denunciato questa gravissima situazione, di recente anche segnalando sul sito sbloccacantieri.it al Ministero dell’Economia e delle Finanze e alla Regione la ricognizione puntuale sullo stato di attuazione della delibera Cipe, senza però che sia stato prodotto alcun risultato significativo. E’ assolutamente indispensabile – conclude il presidente di Ance Sicilia – che i livelli nazionale e regionale facciano l’impossibile (come sembra intravedersi dall’avvio di una stretta collaborazione tra il commissario Rolle e l’assessore Alberto Pierobon), con norme specifiche e provvedimenti straordinari e urgenti, per sbloccare subito questi interventi, prima che i danni diventino irreparabili”.

Arriva subito la risposta dell’assessore regionale all’Energia e servizi di pubblica utilità, Alberto Pierobon:
“Da quando mi sono insediato abbiamo lavorato al fianco del commissario Rolle per rimuovere quelle criticità che hanno rallentato i progetti sulla depurazione. Abbiamo trovato un quadro di grande insofferenza. L’ultimo incontro con la struttura commissariale di Rolle è avvenuto a febbraio – spiega Pierobon – la buona notizia comunicata è che tutti gli interventi sono stati avviati. C’è però ancora tanto da fare. Stiamo intervenendo per rimuovere gli ostacoli di natura tecnica e burocratica che sono stati riscontrati a diversi livelli”.
Pierobon elenca quindi le azioni intraprese: “Con una delibera di giunta abbiamo consentito l’esecuzione dei lavori in tutti quei depuratori dove c’è il progetto esecutivo, ci sono i soldi, ma l’Ati non è in grado di realizzare il progetto, che potrà quindi essere portato avanti dai tanti Comuni interessati. Altro problema, c’era un ostacolo informatico, legato alla difformità dei sistemi utilizzati a livello nazionale e regionale, che sembrava banale ma ritardava la comunicazione dei dati e l’erogazione delle risorse per i progetti. Anche qui siamo intervenuti per chiedere di poter usare gli stessi strumenti”.
I problemi sono di varia natura. “Emblematici i casi di Santa Flavia e Castellammare del Golfo, su cui siamo già intervenuti – racconta Pierobon – a Santa Flavia una costruzione insiste da tempo a ridosso del depuratore e ha ostacolato i lavori, ma non era chiaro di fosse la competenza per una eventuale deroga, se del Territorio o dell’Urbanistica. A Castellammare invece un presunto errore nei lavori di consolidamento di un costone, eseguiti in una zona ritenuta sicura piuttosto che nella parte a rischio, ha comportato un prolungamento dei tempi. Tra le opere più grosse c’è quella di Acireale, dove da tempo sono previsti due impianti ma per sbloccare l’iter ne sarà realizzato uno che servirà tutto il territorio. Concordiamo con l’Ance sulla necessità di intervenire urgentemente per realizzare gli interventi programmati. Ci conforta che l’associazione riconosca la stretta collaborazione avviata con il commissario Rolle e lo sforzo che stiamo producendo. Stiamo lavorando senza sosta e faremo di tutto per raggiungere gli obiettivi”.

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