Da martedì 26 a venerdì 29 ottobre torna a Rimini la decima edizione di Ecomondo, l’esposizione italiana della green economy, in contemporanea con il salone dedicato alle energie rinnovabili Key Energy. L’evento si svolge su due filoni: da un lato gli stand di oltre mille imprese italiane ed europee della green economy; dall’altro una ricca serie di convegni sui temi dell’economia sostenibile. 



Obiettivo decarbonizzazione

Ecomondo ritorna con la consapevolezza che la svolta green quest’anno è agevolata dai fondi del PNRR: 59,33 miliardi di euro da spendere per la transizione ecologica. Poi c’è il nuovo obiettivo di decarbonizzazione posto dalla Ue, il Fit for 55: tagliare le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Un target ambizioso e difficile da raggiungere, che richiede all’Italia di installare in 9 anni 70 gigawatt di fonti rinnovabili. Quasi 8 all’anno, quando oggi se ne installano a malapena 0,8. Gli impegni sulla decarbonizzazione presi nel 2015 nell’ambito dell’Accordo di Parigi oggi non sono più sufficienti a mantenere il riscaldamento globale entro 2 gradi dai livelli pre-industriali (l’obiettivo minimo dell’Accordo). «La crisi climatica sta accelerando – ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – l’unico modo per fermarla è che un gruppo di Paesi avvii una rapida decarbonizzazione spingendo così i ritardatari a inseguire. Per l’Italia la transizione ecologica è un’occasione da non perdere per recuperare i suoi ritardi».

Digitalizzazione e transizione ecologica

Il 26, nell’ambito della fiera, si terranno gli Stati Generali della Green Economy, appuntamento annuale promosso dalle 68 organizzazioni di imprese riunite nel Consiglio Nazionale della Green Economy, realizzato in collaborazione con il Ministero della Transizione Ecologica e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Sarà presentata una ricerca inedita, con focus su digitalizzazione e transizione ecologica in Italia. L’Italia non primeggia in Europa per le performance in tecnologie digitali. Secondo un’indagine della Commissione europea risulta sotto la media della classifica europea e in coda per la digitalizzazione, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria. Il ritardo dell’Italia nella digitalizzazione, rispetto agli altri grandi Paesi europei, è un gap da superare per realizzare la transizione ecologica, per gli alti potenziali impieghi della digitalizzazione nella transizione energetica climaticamente neutrale, nello sviluppo dell’economia circolare, nella mobilità urbana sostenibile, nelle green city e nell’agricoltura di qualità ecologica. La crescita della digitalizzazione comporta rilevanti consumi di energia e di materiali, ma l’International Telecommunication Union, un organismo delle Nazioni Unite, stima un potenziale di riduzione delle emissioni di CO2 al 2030 generato dalle soluzioni Ict pari al 20% delle emissioni di CO2: lo sviluppo della digitalizzazione è quindi un fattore rilevante anche per arrivare a un’economia climaticamente neutrale.